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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

L'ispirazione è la risposta

Intervista alla scrittrice di Chiavari specializzata nella narrativa rosa contemporanea.



Se improvvisamente ti metti nei panni di Bridget Jones, Elizabeth Bennet o di qualche altra iconica protagonista della letteratura e del cinema che ha vissuto una irresistibile avventura sentimentale, è probabile che tu abbia cominciato a leggere un libro di Paola Servente. La scrittrice di Chiavari, che lavora anche come autrice e conduttrice radiofonica, firma storie avvincenti e divertenti che lasciano in dono buonumore, ottimismo e una generosa fetta di romanticismo. Da assaporare pagina dopo pagina. Il suo ultimo libro è "Cercasi amore a lieto fine", edito come gli altri suoi volumi bestseller dalla casa editrice Newton Compton.


Paola, il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli girava. Lei quali autori chiamerebbe?

Ken Follet, perché è uno dei primi che mi ha appassionata, Hosseini, perché mi incuriosisce e, naturalmente, Jane Austen, anche se immaginarla con uno smartphone tra le mani mi fa sorridere.


Il suo libro preferito.

"Orgoglio e pregiudizio" della Austen.


Il primo pensiero felice che le viene in mente.

Thanks God it's friday.


Tre hashtag per raccontarsi.



La parola alla quale si sente più legata.

Empatia.


Quando ha scoperto il suo talento per la scrittura e come ha cominciato a esercitarlo?

Ho scoperto per caso, direi quasi per gioco, di poter creare mondi scrivendo.

Mi ero appena laureata, la mia amica invece stava ancora preparando la tesi, a casa mia. "Sai che ti dico, Manu? Mi metto qui vicino a te e mentre tu scrivi io... Inizio un libro". Come mi sia venuto in mente ancora non lo so, non era per nulla nei miei progetti, nei miei sogni. Eppure un istante dopo era già tutto.


Quali sono stati i libri che ha amato di più da bambina? Quelli che l'hanno ispirata e hanno contribuito alla sua formazione?

Da bambina non sono stata una lettrice accanita, detestavo leggere a voce alta, perché spesso mi incartavo, e credo che questo in qualche modo abbia frenato anche il mio desiderio di leggere in generale. Se penso che poi ho scelto la radio come professione, mi scappa da ridere. Come si cambia...


Ho iniziato a leggere in maniera quasi frenetica molto tardi, intorno ai sedici anni, e poi non ho mai smesso. Da piccolina, invece, ricordo di aver amato Pollyanna e Piccole donne.


Quali caratteristiche non possono mancare a una scrittrice?

Non sono sicura che sia possibile individuare le caratteristiche che possano fare di una persona uno scrittore o una scrittrice. Siamo tutti così incredibilmente diversi che, forse, quel che per me è necessario, per altri è poco più di nulla. Senz'altro a me è servito essere curiosa, molto empatica e, tutto sommato, anche un po' folle.


L'ispirazione. Per lei, cos'è?

L'ispirazione per me non è mai un paesaggio, o un'opera d'arte, o qualcosa di significativo che ho vissuto, anche se poi tutto questo finisce per esserci nei miei libri. Ma non rappresenta la spinta iniziale, l'accensione del motore. Se penso alle pagine che ho scritto, non posso fare altro che ammettere che si tratta di risposte.


La mia ispirazione è farmi, oppure ricevere, una domanda, e sentire un desiderio, anzi un bisogno, incontenibile di trovare una risposta.

"So davvero scrivere un romanzo?". E da qui il primo libro.

"Mamma, mi scrivi una storia di sirene?"

E scatta la voglia di cimentarmi in un romanzo per ragazzi.

"Questi due personaggi secondari sarebbero ottimi protagonisti di un racconto. Come sarebbe la loro storia?" E da qui una trilogia.


I suoi maestri nella vita e nella professione.

La mia professoressa di italiano mi diceva che i miei temi la facevano sorridere e che spesso li leggeva anche a suo marito e alla figlia, perché li trovavano divertenti. Non ha mai parlato di talento, ma senza saperlo ha iniziato a costruire un'arma che mi è tornata utile molte volte: l'ironia.

I miei genitori hanno sempre creduto in me, questo aiuta molto chi ha sogni che sembrano irrealizzabili.

Ma la persona che immediatamente visualizzo se voglio individuare chi mi ha aiutato a diventare quella che sono, è il mio primo direttore a Radio Babboleo. Gianluca mi ha insegnato che non è detto che i sogni debbano occupare un angolino della nostra vita, ma che possono invece riempirla, e che di un sogno si può fare davvero una professione.



L'intelligenza artificiale avanza provando a occupare sempre più spazio oggi anche nel mondo delle professioni intellettuali. Potrà mai in futuro sostituire l'umano-scrittore?

Mi piacerebbe credere che no, che un robot non possa avere talento. Se lo avesse, tutti noi scrittori, o artisti in generale, ci sentiremmo sminuiti. Eppure... Ho la netta impressione che accadrà: leggeremo libri creati da intelligenze artificiali e ascolteremo canzoni di

Kgggh5454! L'intelligenza artificiale è attualmente forse al dieci per cento delle sue potenzialità. Quindi si, temo proprio di sì, penso che un giorno potrà non sostituire, ma affiancare quella umana, anche nella scrittura.


Grazie.






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