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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

Il colore delle idee

Intervista all'illustratore Claudio Cerri.



L'immaginazione prende vita tra le mani di Claudio Cerri, che trasforma le idee in mondi coloratissimi ricchi di allegria, avventura ed emozioni. Universi di fantasia in cui immergersi a occhi aperti per esplorarne tutti gli angoli più vividi.

 

Cerri vive a Stradella, in provincia di Pavia, e lavora da anni nel campo dell’illustrazione e della comunicazione. In particolare presta il suo talento e le sue competenze ai libri per l’infanzia, collaborando con le più importanti case editrici italiani ed estere.

 

Per Gribaudo ha firmato Il re del castello, Una casa per Orso, Le mie fiabe classiche.

 

Tra i suoi progetti più recenti c'è il volume "Uno strano maggiordomo" (testi a cura di Caterina Falconi) della collana I Giallini edita da Pane e Sale, per il quale ha curato le illustrazioni.


Il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli "girava". Lei, Claudio, quali autori chiamerebbe?

Sinceramente, più che un autore in particolare, chiamerei illustratori e fumettisti, magari per chiedere consigli su come riuscire a creare quell’effetto di luce che proprio non mi viene e che, invece, a loro riesce così bene.

 

Quando ha scoperto il suo talento per il disegno e come ha cominciato a esercitarlo e a trasformarlo in una professione?

In realtà non mi sono mai considerato talentuoso, ma ho scoperto la mia passione per il disegno durante le superiori, all’istituto tecnico di geometra. Amavo i fumetti e i cartoni animati e ho iniziato a disegnare, copiando i disegni dei miei artisti e cartoni preferiti. Da quel momento ho lavorato tantissimo per migliorarmi, cosa che sto tuttora facendo. Trovo che la cosa più stimolante del mio lavoro sia proprio continuare a “studiare” e imparare nuove soluzioni che aiutino a crescere.


A quale progetto professionale è legato in maniera particolare, e perché?

Ho un rapporto di amore e odio con tutti i miei progetti perché sono sempre molto critico con quello che faccio e difficilmente sono completamente soddisfatto. Tuttavia se devo pensare a un progetto in particolare mi viene in mente "Socrate l’oca fantasma", pubblicato da Piemme nella collana Il battello a vapore. È stato il mio primo libro di narrativa realizzato per conto di un grande editore e mi è stato commissionato dopo essere arrivato primo al concorso “migliore illustratore” edito da Battello a Vapore.


Quali sono stati i suoi maestri, nella vita e nella professione?

Ho iniziato la mia professione studiando il fumetto e i miei primi maestri sono stati Nicola Mari e Alberto Breccia. Per quanto riguarda l’illustrazione, invece, mi ha ispirato molto Ferenc Pinter. Oggi, più che dei veri maestri, ho tante persone che ammiro e, in tal senso, internet mi ha dato un grandissimo aiuto a conoscere artisti sempre nuovi e incredibilmente bravi.



Raccontare una storia attraverso le immagini. Come avviene questo processo creativo: da dove si parte?

Quando leggo il testo mi immagino mentalmente la scena. Abbozzo quello che ho in mente e poi rifinisco. Non sempre, però, il processo creativo è così immediato. Molte volte è necessario investire del tempo per fare ricerche e documentarsi.


Quanto è importante la sintonia tra autore e illustratore?

Nel caso proponessi un progetto alle case editrici realizzato insieme a un autore, la sintonia sarebbe importantissima. In ogni caso questo capita poche volte. Solitamente le illustrazioni mi vengono commissionate dalla casa editrice, che fa da tramite, e non c’è un contatto diretto con l’autore.


Una qualità che possiedono le illustrazioni e che manca alle parole.

L’immediatezza e la possibilità di superare qualsiasi barriera linguistica.


Il suo libro preferito.

“Kafka sulla spiaggia” di Murakami Haruki.



Un pensiero felice.

Passare del tempo in completo relax con la mia famiglia e i miei animali.



L'intelligenza artificiale potrà mai sostituire l'umano-illustratore?

Questo argomento è molto complesso. Se all’inizio l’intelligenza artificiale ha destato in me parecchia preoccupazione, in seguito ho capito che, in fondo, è molto sopravvalutata. Sicuramente verrà ampiamente utilizzata, ma solo da chi non sarebbe comunque intenzionato a pagare il giusto per un lavoro eseguito da un professionista. Faccio un esempio: nella vita di un illustratore si incappa spesso in committenti che offrono un lavoro, ad esempio la copertina di un libro, retribuendolo con una cifra davvero esigua. È quindi molto probabile che questi editori utilizzeranno d’ora in avanti l’IA per realizzare le copertine dei loro volumi anziché contattare un professionista. Questa cosa non mi tocca perché sarebbero comunque lavori che rifiuterei. E, come me, rifiuterebbero tutti gli illustratori che conoscono bene il valore del loro lavoro.


Inoltre, chi farà uso della Intelligenza artificale si renderà ben presto conto che essa genera aberrazioni e difetti nelle immagini e che, per ovviare a questi problemi, dovrebbero comunque affidarsi a una persona fisica che ritocchi successivamente l’immagine per "pulirla".


Infine, per come sono strutturati i progetti che solitamente svolgo, difficilmente una IA potrà prendere il posto di un illustratore, di sicuro non nell’immediato. Questi progetti comportano scambi di opinioni con gli editor, correzioni, messe a punto, studi di personaggi che devono risultare il più possibile credibili e - cosa quanto mai decisiva - avere un’anima oltre che rimanere coerenti e costanti in tutto il libro. Sono tutte cose che l’intelligenza artificiale non è in grado di fare.

 

 

Grazie.






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