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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

Inchiostro rosa

Intervista all'autrice bestseller del genere "romance".


Una tazza di cioccolata calda, un plaid, un camino scoppiettante, la pioggia che batte sui vetri. La cornice ideale per cominciare un romanzo di Anna Premoli, le cui irresistibili pagine dal ritmo vivace e coinvolgente sono capaci di regalare un lieto fine anche alla più uggiosa delle giornate, trasportando i lettori e le lettrici in una spassosissima avventura dal sapore romantico. Classe 1980, la scrittrice è nata in Croazia e vive in Italia dal 1987. Laureata in Economia dei mercati finanziari presso l'università Bocconi, nel 2013 ha

vinto il Premio Bancarella con il suo romanzo d'esordio, "Ti prego lasciati odiare", edito da Newton Compton. Con la stessa casa editrice ha pubblicato ben sedici volumi bestseller tradotti in diversi paesi. Il suo ultimo libro è "Un amore sulla neve".



Anna, il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli girava. Lei quali autori chiamerebbe?

Sono una grande lettrice di gialli nel tempo libero, perciò mi sarebbe piaciuto conoscere Agatha Christie (e magari fare un viaggio con lei in Egitto), mentre tra quelli ancora in vita amo molto Robert Galbraith, che poi abbiamo scoperto essere J.K. Rowling (e pensare che io non ero stata nemmeno chissà quale fan di Harry Potter). Mi piacerebbe poterle telefonare per imparare come riesca a passare da un genere all’altro con così tanta facilità.



Il suo libro preferito.

La coscienza di Zeno di Italo Svevo. Lo porto nel cuore sin da ragazzina, in quanto è stato il mio primo incontro davvero felice con l’autoironia dissacrante capace di guarirci da tutti i mali dello spirito.



Un pensiero felice.

Navigare lungo la costa croata con un tempo perfetto e buttare l’ancora in qualche baia sconosciuta per un bel bagno.


Tre hashtag per raccontarsi.

Temo di essere vecchia scuola, perciò con gli hastag ho un rapporto difficile. Meglio ricorrere ai vecchi aggettivi: sono una persona #rigorosa, alquanto #concreta e con una forte #eticadellavoro.



Quando ha scoperto il suo talento per la scrittura e come ha cominciato a esercitarlo?

Più che il talento (che reputo sempre molto relativo), ho scoperto una facilità alla narrazione e mi è accaduto alla soglia dei trent’anni, quando ero in dolce attesa di mio figlio Marco. Ho iniziato a scrivere dialoghi che avrei voluto leggere nei romanzi, in quello che avrebbe dovuto essere solo uno svago personale per rilassarmi dopo giornate difficili sui mercati finanziari. Poi i dialoghi sono diventati romanzi e in qualche modo mi sono ritrovata catapultata in questa grande avventura: mio marito mi ha autopubblicato nell’estate del 2012, la Newton Compton mi ha contattato dopo aver notato i miei romanzi

e da lì siamo salpati.


Quali sono stati i libri che ha amato di più da bambina? Quelli che l'hanno ispirata e hanno contribuito alla sua formazione?

Provengo da una famiglia che ha sempre nutrito un grandissimo amore per i libri. Mia nonna ha persino fatto la bibliotecaria per trentacinque anni, e quello di passeggiare tra gli scaffali pieni di libri è uno dei primi ricordi che ho di me stessa. Sono stata cresciuta a suon di classici, spesso mi sono stati messi in mano libri difficili e importanti prima del tempo, così oggi cerco di rileggerne sempre qualcuno perché ritengo che un lettore con un proprio vissuto abbia maggiore comprensione delle storie narrate. Difficile quindi per me identificare in modo preciso qualche testo specifico, perché sono stati numerosissimi.

Custodisco dentro di me infiniti strati di letture, un’immagine che mi piace molto.




Quali sono le caratteristiche che non possono mancare a una scrittrice, soprattutto se si dedica in particolare al genere romance?

Non saprei proprio, perché a osservare le mie caratteristiche e i miei studi (spinti verso l’ambito matematico ed economico), non avrei mai dovuto scrivere un romanzo. Sono quindi giunta alla conclusione che noi tutti siamo molto più della somma delle nostre caratteristiche che lasciamo affiorare. Abbiamo angoli nascosti, pronti a venire a galla in ogni momento. Quello che ogni scrittore dovrebbe possedere, ma lo ritengo indipendente dal genere, è la capacità di osservare in modo molto minuzioso il mondo in cui siamo immersi, di mostrarsi sempre curioso, di tutto e di tutti, e di non accontentarsi mai di quello che si conosce.



La parola alla quale è più legata?

Impegno, intenso in senso proattivo e applicabile a tanti ambiti differenti.



I suoi maestri, nella vita e nella professione.

I miei genitori sono stati grandi esempi in termini di impegno e propensione al sacrificio, sia nella vita professionale che personale. Ho poi avuto la fortuna di lavorare negli anni con numerosi professionisti in ambito bancario ed economico, e mi piace pensare di essere riuscita a cogliere qualcosa da ognuno di loro. Per quel che riguarda invece la scrittura, la mia editor Alessandra Penna è stata una grandissima maestra del mestiere in questi dieci anni in cui ho avuto la fortuna di poter collaborare insieme a lei.



L'ispirazione, alla fine, esiste?

E' un concetto spesso sopravvalutato. L’ispirazione, in fin dei conti, è la vita stessa. Sta tutto nel volerla raccontare secondo la propria sensibilità.


Grazie.



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