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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

L'alchimista delle storie

L'intervista alla scrittrice e giornalista ligure di Famiglia Cristiana.


Fulvia Degl'Innocenti è nata a La Spezia e vive a Milano dal 1989 dove lavora come

giornalista a Famiglia Cristiana dal 2016. Dopo la laurea in Pedagogia e la specializzazione in giornalismo è stata in cattedra per qualche anno come insegnante alla primaria, collaborando contemporaneamente con Corriere della Sera, Rai, Focus, Il Giorno e Avvenire. Dal 1994, e per oltre venti anni, ha prestato la sua penna al settimanale per ragazzi Il giornalino. Dal 1998 si dedica anche alla letteratura per l'infanzia. Ha pubblicato oltre 140 titoli per svariati editori, molti dei quali tradotti all'estero, ottenendo numerosi e prestigiosi riconoscimenti tra cui il Bancarellino, l'Andersen e il premio Legambiente. È tra i fondatori di Icwa, Associazione italiana degli scrittori per ragazzi, di cui è stata a lungo presidente


Dal 2004 dirige «Il parco delle storie», una collana di narrativa delle Edizioni Paoline.

Scrive racconti e albi illustrati per bambini, manualistica per teenager, narrativa per giovani adulti. Il 10 ottobre esce il suo ultimo libro, "Il primo presepe", una storia suggestiva e toccante edita da Paoline e arricchita dalle illustrazioni di Manuela Leporesi. Il volume è stato già venduto in sei paesi.



Fulvia, il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli girava. Lei quali autori chiamerebbe?

Sicuramente Stephen King, da sempre il mio mito, un autentico maestro degli intrecci, fonte inesauribile di storie.


Il suo libro preferito.

Difficile poter scegliere un titolo tra le migliaia di libri letti. Da piccola lessi dieci volte Piccole donne, il che depone molto a suo favore. Un libro che mi ha commosso particolarmente è "Non lasciarmi" di Ishiguro. Così come trovo straordinari alcuni libri di Melania Mazzucco, come "Lei così amata" o "La lunga attesa dell’angelo".


Il primo pensiero felice che le viene in mente.

Io che vinco il Premio Bancarellino nella piazza gremita di ragazzi e lo dedico a mio

padre presente alla cerimonia.


Tre hashtag per raccontarsi.


La parola alla quale si sente più legata.

Scrittura.


Quando ha scoperto il suo talento per la scrittura e come ha cominciato a esercitarlo?

Facevo la quarta elementare, dovevo scrivere un tema di fantasia, mi esaltò avere la libertà di inventare qualsiasi storia volessi.


Quali sono stati i libri che ha amato di più da bambina? Quelli che l'hanno ispirata e hanno contribuito alla sua formazione?

Come dicevo prima Piccole donne, ma anche i libri di Jules Verne, i romanzi strappalacrime come Pattini d’argento e Senza famiglia, e i gialli per ragazzi. Non ci sono titoli che mi hanno ispirato più di altri, è proprio la varietà la cifra del mio modo di scrivere che ha spaziato in diversi generi, dall’horror, al romanzo di formazione, dalle biografie al

mistery.



Quali sono secondo lei le caratteristiche che non possono mancare a una scrittrice?

Curiosità, capacità di osservazione.


L'ispirazione. Per lei, cos'è?

È la capacità di vedere qualcosa che è sotto gli occhi di tutti sotto un’altra luce, saper fare

collegamenti inusuali, combinare la materia come un alchimista.



I suoi maestri nella vita e nella professione.

Alcuni insegnanti hanno saputo stimolare il mio talento dalla primaria alle superiori. E poi

alcuni capiredattori nei giornali in cui ho lavorato, che mi hanno sgrezzato e affinato

con i loro consigli.



L'intelligenza artificiale avanza provando a occupare sempre più spazio oggi anche nel mondo delle professioni intellettuali. Potrà mai in futuro sostituire l'umano-scrittore?

Sicuramente non faccio fatica a immaginare un computer che rielaborando alcuni dati sia

in grado di confezionare storie. Preferisco continuare a pensare però che nulla potrà

sostituire l’anima, in qualsiasi accezione la vogliamo intendere.



Grazie.






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