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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

La favolista

Intervista alla scrittrice lombarda Giuditta Campello




Giuditta Campello è nata nel 1987 a Castiglione Olona (Varese). Si è laureata in Lettere Moderne e ha approfondito gli studi sul libro antico.


Con l’associazione “La Piuma di Dumbo”, che ha fondato con alcune amiche, organizza doposcuola e laboratori creativi per bambini e ragazzi.


Ha pubblicato molti libri e raccolte di racconti, tra cui le avventure di Sandra la capra detective (HarperCollins, illustrazioni di Ania Simeone), la serie "Leggo una storia in 5 minuti" (Edizioni El, illustratrice Natalie Briscoe) e l'incantevole collana di


albi illustrati "Racconti del bosco dei conigli" (Edizioni El) realizzati insieme all' illustratrice Arianna Cicciò.


Scrive per «Il Giornalino» e, insieme al suo compagno Claudio Cornelli, musicista, ha dato vita alle “Storie Suonate”, un progetto di letture animate con la musica per le scuole, le biblioteche e le librerie. Tra le sue ultime pubblicazioni "Il piano geniale di Oliver lo scheletro" (Emme Edizioni, illustratore Stefano Tambellini), un racconto spassoso e ricco di colori e fantasia.


Giuditta, il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli girava. Lei quali autori chiamerebbe?

Gianni Rodari, Dino Buzzati e Italo Calvino, se la linea telefonica potesse arrivare così lontano.

Quali sono stati i libri che ha amato di più, quelli che l'hanno formata e ispirata?

Ho avuto la fortuna di crescere in mezzo a tanti libri belli. I libri che avevo da bambina (e che conservo oggi nella mia libreria) mi piacciono ancora e spesso li rileggo. Mi sento di citare la collana “I libri in tasca” di EL di cui avevo tanti libri che ho letto e straletto, e anche un grosso librone di fiabe “Le fiabe del piccolo popolo” di Mondadori, che adoravo.



Quando ha scoperto il suo talento per il disegno e come ha cominciato a esercitarlo e a trasformarlo in una professione?

Sono convinta che un talento abbia bisogno di essere curato e nutrito. Io mi nutro leggendo tante storie, ascoltando i bambini che incontro con tutta l’attenzione e la curiosità che posso e frequentando tutti quei posti dove si trovano i libri.


I suoi maestri, nella vita e nella professione?

Ne ho avuti tanti e molto bravi. Ne nomino una, la prima, che è stata proprio la mia maestra delle elementari e a cui ho dedicato alcuni dei miei libri. Mi ha accompagnato con cura e attenzione e ancora oggi ci sentiamo. La mia maestra Fernanda ha fatto sicuramente la differenza.


Quali sono le caratteristiche che uno scrittore deve necessariamente avere, soprattutto se si dedica in particolare a storie destinate a bambini e ragazzi?

Per me scrivere per bambini è un privilegio e una responsabilità. Un privilegio perché il lettore bambino è un lettore fiducioso, che entra senza filtri nella storia che gli si offre. Per uno scrittore è qualcosa di magico. È come se il lettore avesse il potere di far diventare vero il libro. Dall’altra parte questo comporta una responsabilità nell’atto di scrivere. Penso che uno scrittore per bambini non possa mai prescindere dal destinatario e che abbia il dovere di rispetto assoluto nei confronti del suo lettore bambino.



Un hashtag che le appartiene.

È un progetto di letture animate con la musica che sto portando avanti insieme a Claudio Cornelli, musicista (e mio compagno) e che mi regala tante emozioni.


Un libro che ha amato, uno che avrebbe voluto scrivere, il prossimo libro che leggerà.

Torna la signorina Giacomina, di Annette Tison

Un colpo di vita, di Allan Ahlberg

Il commissario Gordon e le nocciole scomparse, di Ulf Nilsson


Come è nato il suo ultimo libro "Il piano geniale di Oliver lo scheletro"?

È nato dal desiderio urgente di scrivere una storia divertente che arrivasse diretta ai bambini (e che divertisse me per prima, fatto questo che ritengo imprescindibile) e che sapesse parlare davvero, anche se in modo poco convenzionale, di amicizia.


A quale pubblicazione sta lavorando adesso?

Sto lavorando alla seconda avventura di Oliver lo scheletro. E ne sono felicissima perché sto scrivendo la storia dopo aver incontrato tantissimi bambini (al festival tuttestorie) che avevano letto e amato il primo libro. Il loro entusiasmo mi ha colpito e commosso profondamente. E mi ha dato la carica perfetta per scrivere il seguito.


Intelligenza artificiale applicata alla scrittura: un pericolo o una opportunità?

Non ne so abbastanza. Come per tutte le tecnologie, spero che si trovi il compromesso efficace perché diventi un’opportunità.



Grazie.






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