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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

Quel vento misterioso.

Intervista alla scrittrice milanese classe 1971.


Un talento multiforme in cammino perpetuo. Guia Risari, milanese classe 1971, si è laureata in Filosofia Morale all'Università Statale e ha lavorato come educatrice e come giornalista per L' Unità. La sua prolifica produzione letteraria è cominciata nel 2001 e da allora firma racconti, saggi, poesie, testi teatrali e surrealisti, albi illustrati e racconti dedicati ai primi lettori. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani. Ha ottenuto numerosi e importanti riconoscimenti ed è stata finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi nel 2017 con il romanzo "Il viaggio di Lea" (Einaudi). Questo mese è uscito il suo ultimo libro, "Viaggio di un bacio", un testo poetico sull'amore che placa i conflitti. Il volume, edito dalla casa editrice Lapis, è arricchito dalle suggestive illustrazioni di Elena Baboni.



Guia, il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli girava. Lei quali autori chiamerebbe?

Chiamerei volentieri Katherine Mansfield per la sua capacità di cogliere il centro delle persone, Mark Twain per l’umorismo e il disincanto, Anna Maria Ortese per respirare le sue descrizioni, Mordechai Richler per l’ironia e il witz, Mia Couto per la poesia e la lingua inventata. Ma è una lista infinita.


Il suo libro preferito.

È difficile sceglierne uno. In ogni caso, il libro che per anni mi ha seguita e accompagnata, quasi perseguitata, è Sangue dal cielo di Piotr Rawicz, libro del 1961 che qualche anno fa ho tradotto dal francese e che è considerato il primo romanzo della Shoà. Duro, febbrile, impietoso, macabro, divertente, tragico: un libro che non si può dimenticare.


Il primo pensiero felice che le viene in mente.

Che a ogni primavera, i prati si risvegliano e ci regalano sorrisi.


Tre hashtag per raccontarsi.



La parola alla quale si sente più legata.

Desiderio, ovvero la distanza che ci separa dalle stelle e ci guida nella vita.


Quando ha scoperto il suo talento per la scrittura e come ha cominciato a esercitarlo?

Ho scoperto che amavo scrivere quando ancora non conoscevo l’alfabeto, ma amavo ripetere le storie che mi venivano raccontate. Poi, appena mi sono impossessata dello strumento scrittura, non c’è stato limite ai mondi che mi pareva di poter descrivere, inventare, sognare. È stato un inizio molto precoce.


Quali sono stati i libri che ha amato di più da bambina? Quelli che l'hanno ispirata e hanno contribuito alla sua formazione?

Da bambina, ho adorato – come tutti – i libri di Rodari, Lodi, Calvino, ma grazie alla frequentazione di librerie specializzate e a una bellissima collana per bambini, il Mangiafuoco, diretta da Rosellina Archinto, scoprivo anche autori importanti come Dylas Thomas, Lalla Kezich e molti altri. Uno dei libri che ho amato di più è stato Nuove storie dell’anno Mille di Luigi Malerba con le chine di Tonino Guerra. Un universo fantastico, crudo, scombinato che mi faceva ridere come una matta e pensare e sognare.


Quali caratteristiche non possono mancare a una scrittrice?

Una certa etica che riassumerei nell’avere qualcosa da dire e una grande umanità che si manifesta nella capacità di osservare il mondo con empatia e senza pregiudizio, con partecipazione, insomma. Poi la bravura nel maneggiare la lingua e gli schemi narrativi sono qualcosa che si può esercitare, mentre la volontà di scrivere secondo me nasce dall’attenzione.


L'ispirazione. Per lei, cos'è?

Un vento misterioso che condensa in un dato momento tutta una serie di stimoli – letture, esperienze, visioni, sguardi, ricordi, racconti – e spinge a dare una forma compiuta a qualcosa di vago. È una specie di raptus amoroso.


I suoi maestri nella vita e nella professione.

Tante persone incontrate in treno, durante un viaggio, in una pausa; molti autori letti, romanzieri, saggisti, poeti; un professore di filosofia geniale, assottigliato dalla timidezza; una cantante figlia della libertà; un senza tetto coltissimo e gentile che si definiva speleologo. E anche tanti animali che mi hanno insegnato l’immediatezza e nuove lingue.



L'intelligenza artificiale avanza provando a occupare sempre più spazio oggi anche nel mondo delle professioni intellettuali. Potrà mai in futuro sostituire l'umano-scrittore?

Sì, credo che l’intelligenza artificiale possa sostituire lo scrittore o almeno alcuni scrittori. Ma altri risulteranno sempre dei misteri imprevedibili per una macchina, soprattutto quando si scrive usando tutte le facoltà che ci sono proprie e non solo la logica della composizione.


Grazie.






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