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  • Immagine del redattoreViviana Navarra

Segretissima

Intervista alla scrittrice e sceneggiatrice ligure specializzata nei gialli.


Quando si dice un talento da brividi. Claudia Salvatori, genovese classe 1954, è scrittrice, sceneggiatrice di fumetti e di cinema nonché consulente editoriale. Specializzata in racconti dalle atmosfere noir pubblicati su numerose antologie e riviste, è firma celebre dei Gialli Mondadori e di Segretissimo, la collana della Arnoldo Mondadori Editore dedicata allo spionaggio, al thriller e all'azione. E' inoltre una storica sceneggiatrice di Walt Disney Italia famosa tra gli appassionati di fumetti per aver ideato l'avvincente giallo a puntate "Topolino e il mistero della sachertorte". Quest'ultimo, illustrato da Silvio Camboni e pubblicato su Topolino nel 1996, è diventato negli anni iconico. Nel 2020, insieme a Francesca e Valentina Galleano, ha fondato l'associazione culturale Iperwriters che cura la pubblicazione di libri in formato digitale e cartaceo ondemand attraverso la rete di distribuzione di Amazon.


Claudia, il giovane Holden desiderava poter chiamare certi autori al telefono tutte le volte che gli girava. Lei quali autori chiamerebbe?

Avrei voluto telefonare a Oscar Wilde, Edgar Allan Poe e Arthur Rimbaud, nella prima giovinezza. Poi a Balzac, Stendhal, Lovecraft, London, Emily Bronte, Mary Shelley e

altri... Ai loro tempi non c'era il telefono. Carta, penna e inchiostro sarebbero bastati. Del resto, mi sono formata sulla cultura di carta, penna e inchiostro, di un'arte

solitaria e singolare, condivisa con pochi amici e affini nei caffè e nei salotti (Mary Shelley non andava in giro a presentare Frankenstein e non si autopromuoveva sui

social). La vita di questi scrittori mi appariva risplendente, segnata da un destino, prestigiosa e attraversata dal Mito. In seguito ho capito che tutti, o quasi, hanno avuto

un'esistenza difficile, piena di ostacoli e sconfitte, e molti sono stati emarginari, disprezzati e distrutti. Oggi noi li amiamo e ammiriamo, ma non erano nulla per i loro coevi. Avrei voluto viaggiare nel tempo per consolarli, rassicurarli sul loro valore, essere loro amica.



Un pensiero felice.

Mare, lago, fiume, tutto quello che ha a che fare con acqua in cui ci si può immergere..



Tre hashtag per raccontarsi.



Quando ha scoperto il suo talento per la scrittura e come ha iniziato a esercitarlo?

Crescendo... Alle elementari ho vinto un concorso letterario sul tema “Visita alla centrale del latte” cominciando a raccontare del mio gatto che leccava dal piattino. Un gatto che non esisteva e che avrei voluto. Alle medie ho vinto una gara di racconti... copiando qualcosa, non ricordo cosa, riscrivendolo e cambiando il finale. Copiare, come ben sappiamo, è già professionale... Ho avuto insegnanti che mi hanno incoraggiata.



Come ha trasformato questo suo talento in una professione?

A ventiquattro anni, studentessa di Lettere fuori corso, sono entrata a far parte dello Staff di If, un'agenzia di fumetti con sedi a Genova e Milano. E' iniziato tutto lì, col

primo soggetto venduto e i primi soldi guadagnati con quello che sapevo fare. Settantacinquemilalire.



A quale progetto professionale è più legata, fino a oggi?

A quello che devo ancora intraprendere. Le mie memorie, una storia personale e professionale unica, non facilmente ripetibile o clonabile o globalizzabile. Per quanto possa andare dispersa fra milioni di altre vite (tutte ovviamente altrettanto dignitose) la mia è stata una vita non riconoscibile, non richiesta, non voluta. Pertanto deve essere raccontata.



Quali sono stati i libri che ha amato di più da bambina?


Da bambina? Io non lo ricordo, ma la mia maestra relaziona che alle elementari ho letto tutti i libri della biblioteca scolastica. Io ne rammento soltanto tre. Un adattamento per l'infanzia delle opere di Shakespeare, un adattamento delle saghe norrene e un libro sulla vita delle formiche (terribile, la vita delle formiche). Alle medie la mia insegnante mi ha indirizzata verso Pirandello e Verga.



I suoi maestri nella vita e nella professione.

Non ho avuto maestri. Non appartenendo alle caste alte della società, non ho mai neppure potuto avvicinare qualcuno che potesse essermi mentore. Mi sono formata da sola, leggendo e scrivendo. Per decenni mi è stato vicino mio marito Max, il solo a credere in me. Bisogna precisare però che avevo già iniziato a lavorare come professionista e a pubblicare quando non esistevano ancora le scuole di scrittura creativa.



Quali sono le caratteristiche che uno scrittore deve necessariamente possedere?


Tutte quelle conosciute. La base, secondo me, è non sapere fare altro che scrivere. Poi si può fingere, o svolgere con sforzo, un'altra professione, la meno impossibile. Non ho mai amato veramente le persone felicemente adattate in una certa posizione sociale e professionale, quale che sia, che scrivono “per sentirsi libere”. Per me si raggiunge la

libertà essendo pagati per scrivere. Aggiungo una caratteristica che è mia, forse condivisa da altri: non avere paura di quello che la gente teme, e avere paura invece di quello che la gente non teme affatto.


Topolino e il mistero della sachertorte: una storia avvincente da lei sceneggiata e illustrata da Silvio Camboni. Fu pubblicata in due tempi su Topolino nel 1996 e ancora oggi è considerata un vero cult dagli appassionati. Può raccontarci cosa o chi ispirò quel progetto diventato, negli anni, iconico?


Una mistura alchemica di diversi elementi e suggestioni. Ho sceneggiato fumetti per una ventina d'anni, e nel frattempo avevo iniziato a scrivere gialli. All'inizio degli anni '90 ho cominciato a travasare gli uni negli altri, e viceversa. Dopo Superman non muore mai, un giallo ambientato nel mondo del fumetto (con apparizioni straordinarie di alcuni reali fumettisti italiani), mi sono dedicata a una serie di storie Disney in cui riversavo tutte le mie esperienze nel campo del giallo e thriller. Topolino e il rapimento di Tip, per esempio. Topolino e il leggendario Rattinger. Ma anche un sequel di una vecchia storia di Romano Scarpa letta da bambina, Topolino e la collana Chiricawa. La Sachertorte è una piccola concessione alla vanità: mi sono messa in scena a fianco dei grandi maestri del thriller.










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